fbpx

Islam e pensiero divergente

C’è un’eredità da riscoprire all’interno della tradizione islamica, quella del pensiero divergente.

Mentre l’Occidente è sistematico, fatto per la stampa a caratteri mobili e per le griglie – per i quaderni a quadretti – l’Islam si è scritto e riscritto in manoscritti dove l’apparente forma geometrica tradisce una direzione – dal centro alla periferia – di stratificazione temporale.

Testo e accompagnamento, poesia e commento si assecondano, rifiutando perfino l’allineamento o il margine.

Alla faccia del “guazzabuglio” di Gabrieli, l’Islam è orgogliosamente asistematico.

Manoscritto del Fiqh al-Akbar, testo attribuito ad Abu Hanifa, datato 1218 H / 1804 d.C.

Gabrieli (1904-1996), l’arabista italiano, accademico dei Lincei, non sopportava lo stile di scrittura del Corano. Era, appunto un “insopportabile guazzabuglio”, che un uomo di cultura, dell’ultima falange davvero umanista dell’Occidente, trovava sconcertante.

Ma oggi viviamo nel postmodernismo, che è ben altro gusto, ben altro pensiero e ben altra umanità.

È solo dagli anni Cinquanta che la psicologia ha scoperto la forza di questo pensiero divergente, segreto della creatività e della soluzione dei problemi più difficili per essere affrontati con la logica.

Ha introdotto l’idea di pensiero divergente Guilford, psicologo interessato alla definizione dell’intelligenza umana, certo che il pensiero convergente – appunto logico, sistematico, basato su strategie già note – non incorporasse il segreto dell’intelligenza, anzi del genio.

Ma la psicologia occidentale non è mai stata convinta fino a fondo della bontà della divergenza.

Come dr. Jekyll e Mr. Hyde, a fianco del pensiero divergente c’è il pensiero tangenziale. È un sintomo psichiatrico, quando il pensiero ha una struttura in cui è impossibile riconoscere una relazione tra le idee. Funziona per allusioni – e quanto è importante il linguaggio dell’allusione nella spiritualità islamica! – e si disperde, invece che arrivare a un dunque.

Manifesto di una serata DADA del 1922

Ma non è solo una questione di pensiero, è anche una questione di espressione artistica. Il futurismo è stato la prima corrente artistica in grado di usare la tipografia come arte con una sapiente confusione, ancora più esasperata dal DADA.

Liberare la pagina, aprire la voragine e far riflettere sulla inutilità della “pomposa accademicità” del testo.

E oggi, liberati dai caratteri mobili, è tempo per i musulmani di riscoprire la propria eredità divergente, di spezzare pagine, espandere margini, per riuscire a dire di più anche con la forma, per “raddoppiare la forza espressiva delle parole”, come scriveva Marinetti.

IISA nasce per permettere ai musulmani italiani di creare cultura. Iscriviti alla nostra mailing list per partecipare a eventi dedicati, e discutere con noi delle direzioni future della cultura islamica italiana.

Related Articles

Responses

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *