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A che serve una ijāza oggi?

Nelle scorse settimane abbiamo introdotto il concetto di Ijaza in maniera più o meno introduttiva, cercando di affrontare alcune tematiche di carattere generale.

Adesso proviamo ad entrare più nello specifico.

Oggi, nel XXI secolo (in piena epoca post-moderna di “fine della storia”) il mondo della conoscenza è notevolmente cambiato: in certi ambienti si sente dire che oggi siamo nell’era dell’INFORMAZIONE, e che chiunque può accedere a qualunque sapere semplicemente cercando su Google.

E’ vera questa cosa?

Se lo fosse – e noi non ci crediamo – sarebbero giustificati tutti quei musulmani modernisti che rifiutano il concetto di Isnad / Ijaza, proponendo altri sistemi.

Oggi siamo in un mondo in cui si può apprendere il Din su Facebook, Youtube, Wikipedia.

Oggi siamo in un mondo in cui si può guardare un videoclip, leggere un ebook, e pretendere di conoscere una disciplina. D’altronde, c’è chi afferma che basta aver letto 50 libri su un argomento per esserne automaticamente dichiarati “esperti”.

Non mi soffermo su quest’affermazione, che soffre di un problema tutto moderno che è la quantificazione della percezione. InShaAllah avremo modo di discuterne in prossime mail…

Non voglio neanche che si veda in IISA la solita narrazione tradizionalista (un po’ bigotta) che preferisce offendere chi dubita del sistema classico, invece che proporre soluzioni valide.

Voglio invece dare due risposte, che spero siano fonte di riflessione:

1.. RISPOSTA TEOLOGICO-LETTERALE: il principio di narrazione è insito nel pensiero Islamico, e non c’è mutamento storico o sociale che possa ridurre l’Ijaza ad un “accidente della storia” causato dall’assenza di internet. Le prove?

AbduLlah Ibn Mubarak, Muhaddith e sapiente delle prime generazioni, ha detto: “Il Sanad è parte del Din. Se non ci fosse il Sanad, ognuno potrebbe dire ciò che vuole”.

In questa frase si vede come l’Islam osservi la sapienza come sostanzialmente non democratica (chi conosce il mondo delle scienze contemporanee, sa quanti danni ha fatto l’epoca dell’opinionismo di Facebook sulla disinformazione)

Finché ogni nostro sapere inizia con “Haddathani Fulan” (me lo ha detto “tizio”, un’autorità), la nostra religione ed il nostro pensiero saranno custoditi e protetti.

2.. RISPOSTA STORICO – FILOLOGICA: Quando sento parlare di come internet sia un posto con tutte le informazioni del mondo, spesso rimango stupito e perfino divertito.

Una regola fondamentale di questo fenomeno sociale? Quando cambia lo strumento per fruire la conoscenza, NON tutti i saperi vengono traslati dal vecchio mezzo al nuovo.

Quando si cambia un alfabeto, molte informazioni rimangono nel vecchio mondo, ed i nuovi fruitori le riterranno perdute. Così è successo quando un popolo ha cambiato modo di scrivere: chi conosceva il vecchio, smetteva di essere sapiente e diventava analfabeta.

Quando si cambia un mezzo di lettura, molte informazioni rimangono nel vecchio mondo: ce lo suggerisce Franz Wieacker, analizzando il periodo della storia quando il sapere passò dal Rotolo al Libro. Quella rivoluzione si lasciò alle spalle tantissimi saperi. 

Quanti rotoli sono stati traslati in codici? E quanti saperi, in quel passaggio del III secolo d.C. abbiamo ormai perduto?

Ultimo esempio è la rivoluzione digitale: crediamo che Wikipedia e i vari blog ci diano accesso ad ogni sapere… ma quanti sono a conoscenza del fatto che in posti come Tunisia, Libia e Mauritania esistono CENTINAIA di Mutun (pl. Matn) ancora non stampati?

Ci sono numerosi libri pregiati di Hadith, Fiqh ecc… ancora scritti a mano.

Come facciamo a credere che il sistema dei Sanad non sia necessario?

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